Paola Matteucci  Paola Matteucci e il ricamo a mano su tulle
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Anita Belleschi Grifoni

Scuola di Ricamo Ars Panicalensis di Anita Belleschi Grifoni

 

Scuola Ricamo Anita B. Grifoni
 
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Anita B. Grifoni

Anita B. Grifoni

 

Anita Belleschi Grifoni
la creatività e la passione Ritratto di una donna tra passato e futuro

 

Anita Belleschi Grifoni nasce a Panicale nel 1889. Ancora giovanissima perde la madre e viene affidata all’Istituto del Sacro cuore di Gesù di Città della Pieve, affinché ricevesse una seria educazione e dove apprese l’arte del ricamo.

Erano i primi anni Trenta quando Anita Belleschi Grifoni, già quarantenne, viene chiamata dalla Contessa Barabino di Lemura, per il restauro di un velo antico che la nobile definiva “veneziano” di Burano, ma forse di produzione francese. Quel velo veneziano o francese che fosse la ispirò e decise di recuperare l’arte del ricamo su tulle, prendendo spunto anche dai numerosi esempi forniti dai pezzi antichi presenti nella Collegiata di S. Michele Arcangelo e in altre chiese locali.;

Nasceva così l’Ars Panicalensis. I  disegni della  Signora Anita di  gusto ottocentesco, erano principalmente composti da motivi floreali,  arricchiti da grandi volute e festoni, o ancora composizioni  di squisita eleganza con uccelli del paradiso tra rami fioriti, nodi  d’amore, nastri, paesaggi, rondini, elementi campestri… 

Dalla  leggerezza del disegno si intuisce il gusto di una donna colta e raffinata, con un grande senso estetico, da tutti ricordata con grande affetto e stima. Aveva avviato un’arte che doveva diventare impiego per le numerose “donne del paese”, lasciate altrimenti alla sola cura della casa e dei figli. Un lavoro che doveva dare alle donne quell’indipendenza economica e morale non ancora acquisita come “naturale”.     La signora Anita Grifoni era fermamente convinta delle potenzialità  dell’Ars Panicalensis, per cui decise di inviare a Casa Savoia alcuni pezzi significativi a scopo promozionale. Anita realizzò insieme a sua figlia, Maria Teresa Grifoni, l’abitino da battesimo per la principessa Maria Pia di Savoia, figlia di Umberto e Maria Josè. Grazie a questi contatti il ricamo di Panicale diventò celebre tra i nobili e le famiglie dell’alta borghesia. Vennero commissionati veli da sposa, tovaglie e altri pezzi importanti destinati, oltre che ai privati, sia alle ambasciate che al mercato estero.

L’impresa della signora Anita non aveva come obiettivo il suo interesse personale, ma soltanto lo sviluppo di un tipo di attività che avrebbe permesso alle donne del paese di contribuire economicamente al bilancio familiare,realizzarsi nella sfera personale, senza dover rinunciare alla cura dei figli e della famiglia stessa.   In quegli anni le donne del paese ricamavano ovunque: nei giardini pubblici, nelle piazze, nelle strade, sugli scalini delle case. I grandi lavori impiegavano gruppi di tre, quattro e più lavoranti, che predisponevano con estrema cura il luogo del ricamo, pavimento o tavolo che fosse. La passione per l’Ars Panicalensis era contagiosa e riusciva a coinvolgere anche adolescenti per le quali l’ago da ricamo era il miglior passatempo del mondo. Qualcuna delle lavoranti continuava a ricamare persino di notte, incurante della scarsità della luce e della fatica del giorno.

Inizialmente la scuola di ricamo aveva  sede  presso  l’ex scuola elementare, in via Roma al n.4, nelle vicinanze dell’attuale Museo del tulle. Proprietaria dei locali era la Contessa Mancini di LeMura, che li aveva concessi gratuitamente e per questo le venivano donati con regolarità pregevoli manufatti in tulle, eseguiti a turno dalle allieve.

Anita era un’insegnante esigente, pretendeva il meglio da tutte e quando il risultato la deludeva, spazientita, pagava il lavoro e poi lo bruciava.

Alcune delle sue allieve raccontano di come lei avesse sempre una parola gentile da offrire e di come la scuola diventò non solo luogo di lavoro, ma anche di incontro e amicizia per donne Panicalesi di ogni età, che fra risate, caffè, scherzi realizzavano opere di alto artigianato.

Si racconta anche che per vedere meglio l’effetto globale di un ricamo particolarmente grande, veniva disteso il disegno lungo il borgo per osservarlo poi dall’alto di una finestra.

Donna instancabile e volitiva, la signora Anita (detta amabilmente “Sora Anita”), fu per Panicale una figura centrale, ideatrice di spettacoli, scrittrice di canzoni, regista e coreografa, presidente della Pro-loco, sempre protesa verso la valorizzazione della sua città e dell’animazione della fascia più giovane. Ideò un balletto folcloristico, il cui costume femminile veniva impreziosito da un grembiulino ricamato in Ars Panicalensis che la ballerina stessa aveva eseguito.

Morì all’età di novanta anni ricamando fino all’ultimo il suo amato tulle.

La Poesia

Anche la Poesia ha avuto un posto nei ricordi di illustri Panicalesi come il Dr. Claudio Caprini che oltre ad essere un valente e apprezzato medico di Panicale era un grande interprete della poesia. Tra i tanti versi da Lui scritti ci piace citare quelli che ha dedicato  proprio ad Anita Belleschi Grifoni che di seguito vengono ricordati.

Quelle mani

Come brina sulla ragnatela, impalpabile etereo tulle l'assidua mano va inventando.
Seguo, incredulo quell'ago e mi sembra di toccare in sogno.
Veli, mantiglie,arabeschi, caprile d'amorini, girotondo di bordure, sfarfallio di acanti,
e buio, e luce, e mani che volano; 
e sole e luna e mani che corrono;
e freddo e caldo e mani che camminano;
e nero e bianco e mani che si fermano.
Sono ferme ,ora Quelle mani.
Per sempre.

Senior
(Claudio Caprini)

Anita B. Grifoni 

 

 

 

 

 

 

 

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